di Paolo Pugni
Ci vuole coraggio. No dico, ce ne vuole proprio tanto. Venire qui e iniziare a prendere a testate tutti, che solo uno come Materazzi potrebbe. E io lo ammiro questo coraggio, perché non ce l’ho, credo. Perché ci vuole freddezza, e forte autostima. Una convinzione incrollabile di essere nel giusto. E quel nobile senso di vittimismo che sviluppa non una ira calda e luminosa, rossa, come BriobluLaRossa direbbe la Cortellessi, anche confusa e inconcludente. No. Piuttosto una rabbia calma e lucida, appunto quella blu invece leggermente frizzante, anche fredda e tagliente.
E io non gliela fò. Perché poi sono espressivo, e più che l’autostima, mi prende alla gola l’audience e questo mi frega. E se ho offeso qualcuno, qui, sul post, nelle prime righe, in modo ufficiale e istituzionale, mi scuso di cuore, non cerco giustificazione, ma esecro i miei modi rozzi e sarcastici. A capo chino.
E adesso lo rialzo e riprendo.
No dicevo, ci vuole coraggio e lo ammiro davvero, senza ironia, a venire qui -e preciso che è un qui da non prendere letteralmente, ma in senso lato, un qui inteso come arena, come zona di turbolenza, prevalenza, un blog, un tweet, un post, un commento di Facebook, una piazza virtuale quale che sia: ce ne sono infinite- e insistere con granitica pazienza a sostenere le proprie tesi quando il mondo intorno ulula e graffia.
E siccome mi piace andare a capire il fattor comune, lo schema, la radice, non dell’icona che hic et nunc, right here right now, interpreta questo coraggio, ma di tutti i coraggi del mondo, pretesa che è proprio maschile che soprattutto a noi, e a Fefral ovviamente
, interessa capire la ruota che muove più che coloro che sono mossi, cerco di capire da dove nasce questo coraggio, che se in sé va apprezzato, a volte conduce a dire e proporre ciò che le iene aggettiverebbero con “pazzesca”. Perché questo è ciò che mi piace, come i bambini che rompono la macchinina per vedere che cosa c’è dentro: smontare fino alla causa prima, trovare il bandolo, il filo che spieghi e squadri l’animo nostro e ci aiuti, almeno aiuti me, a cambiare, a prendere consapevolezza.
Perché in questo universo che respira, come cantava Battisti, alla fine la colpa di tutto è di Cartesio, che per combattere Matrix –ma sì, quel genio maligno che mi finge la realtà mentre mi trovo immerso in una vasca con la schiena piena di tubi- toglie il primato all’essere e lo regala al pensiero.
Solo che dal cogito ergo sum siamo finiti al sum quod cogito, vale a dire la completa sovrapposizione tra pensiero ed esistenza. E così invece che costruire la propria vita a partire dai valori, dai principi che si riconoscono fuori di sé e prima di sé, oggi costruiamo i valori a partire dalla vita, dall’esperienza. Che mai e poi mai potremmo negare noi stessi, che sta per capire di avere sbagliato e chiedere perdono.
No. Sarebbe tradirsi.
Peggio forse: sarebbe perdere la faccia. E allora che cosa si fa?
Si elegge a sistema di vita ciò che si fa, si è fatto costruendo una logica, spesso irrazionale, a partire dai comportamenti: così si trova tutta la forza del mondo, perché non si combatte più per una idea per quanto non negoziabile, ma per se stesso, come un gladiatore nell’arena appunto.
Che questa roba qui poi è vecchia come il mondo, perché sta proprio alla radice dell’uomo: eritis sicut dei…. sarete come déi conoscendo il bene e il male.
Beh, e adesso? Che me ne faccio di questa riflessione? Magari anche bella, ma poi…?
Credo fortemente, per quanto talvolta faccia fatica a metterla in pratica, che la vita vada presa con una forte dose di auto-ironia, che aiuta a mettere tutto nel giusto ordine e sé mai al centro.
Certo che tutto questo ha un doppio problema:
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primo che l’ironia è una brutta bestia che sul web si fa capire proprio proprio male, e non hanno neppure inventato un emoticon che dica “questa è una battuta ironica” (e poi, a fare il malizioso, poca gente oggi la capisce);
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secondo che spesso alla tua auto-ironia gli altri vengono in soccorso e per aiutarti rincarano la dose e, diciamolo, ora un conto è se tu ti prendi in giro, altro è se ti prendono in giro gli altri che poi ti salta la mosca al naso e se sei fumino….
Ciò detto, il vero dramma è che è vero che la vita va presa con auto-ironia, ma pare che molti hanno preso l’auto per una macchina e sono finiti in via del sarcasmo. Versato con generosità contro gli altri.
Cosa questa che è tutt’altro post.
Allora il sugo di tutta la storia cari ventiquattro lettori (uno in meno è d’uopo) è che forse potremmo ascoltare di più, qual che sia il nostro qui, e per lo meno mettere stesi al sole i nostri panni per capire se sono davvero bianchi che più bianco non si può o se le macchie che gli altri dicono di vedere non siano solo nei loro occhi. E magari domandare di più e affermare di meno.
E fatto con coscienza retta e spirito pronto, con grazia e giustizia, può portarci lontano.
